24 Giugno 2026 ☀ 32°

Quanto costa mantenere lo yacht ‘A’ sequestrato a Trieste

Il tre alberi noto come "A" è trattenuto in rada a Trieste; la custodia del gigante di 142-143 metri e il tagliando obbligatorio fanno salire la spesa complessiva a circa 40 milioni di euro

Quanto costa mantenere lo yacht ‘A’ sequestrato a Trieste

A Trieste, sul molo San Carlo – conosciuto anche come molo Audace – il profilo argentato dello yacht identificato con la lettera “A” domina il golfo, ma non per una vacanza: l’imbarcazione è sotto sequestro da anni e la sua presenza ha attivato costi e pratiche amministrative continuative. Il fatto mostra come un bene di lusso fermo in rada comporti comunque oneri significativi per la custodia e la manutenzione.

Il gigante a vela è riconosciuto per le sue dimensioni imponenti e per il valore stimato: costruito in Germania nel 2017 è descritto alternativamente come lungo 142 metri o 143 metri e dotato di tre alberi. Secondo le stime, il suo valore si aggira intorno al mezzo miliardo di euro. Le autorità italiane ritengono che la proprietà sia riconducibile all’imprenditore Andrey Melnichenko nata in Bielorussia e con legami in Russia in un contesto di sanzioni collegate alla posizione di Vladimir Putin.

La gestione tecnica e amministrativa del bene in sequestro

Mantenere un’imbarcazione di queste dimensioni implica una serie di interventi tecnici e costi fissi: dall’ormeggio alla sorveglianza, dal funzionamento dei generatori ai controlli di classe. Quando un bene è sottoposto a sequestro, lo Stato o i soggetti delegati ne assumono la custodia con l’obbligo di garantire condizioni minime di efficienza per evitare rischi ambientali o incidenti. Per lo yacht “A” ciò si traduce in spese giornaliere e in interventi specialistici che non possono essere rinviati senza compromettere la sicurezza e l’integrità dello scafo.

Le voci di spesa e il tagliando obbligatorio

Tra le voci più rilevanti figurano il canone di ormeggio e i servizi portuali: la cifra indicata come riferimento è di 24.600 euro al giorno che si traduce in circa 9 milioni l’anno. A queste si aggiungono costi per il personale minimo, polizze, rimorchiatori e manutenzioni ordinarie. Recentemente è emersa la necessità di effettuare un tagliando sull’imbarcazione, una revisione tecnica che, secondo le autorità competenti, dovrà essere effettuata entro gennaio. Il tagliando comporta spese ulteriori e, se non eseguito, potrebbe rendere necessario il trasferimento in secco, operazione ancor più onerosa.

La cifra complessiva e le implicazioni per le casse pubbliche

Il conto che circola negli atti amministrativi e tra gli osservatori locali parla di circa 40 milioni di euro complessivi, cifra che aggrega gli anni di custodia, gli ormeggi, i servizi portuali e i lavori di manutenzione già eseguiti o necessari. Questa stima è quella consolidata nelle carte disponibili e riflette sia l’entità tecnica del bene sia i costi tipici di gestione per uno yacht di grande stazza. Per quanto riguarda il pagamento, la prassi prevede che il proprietario o chi trae vantaggio dall’imbarcazione sia responsabile delle spese; tuttavia, con i fondi congelati a causa delle sanzioni, l’anticipo delle spese ricade sui soggetti che amministrano il sequestro e, in ultima istanza, può gravare sulle finanze pubbliche fino a definizione delle responsabilità e degli addebiti.

La situazione ha acceso anche un dibattito politico e sociale: la presenza dell’imbarcazione in rada è diventata un simbolo del paradosso secondo cui una misura sanzionatoria produce spese sul territorio che la applica. Il caso è stato oggetto di pronunciamenti e riflessioni istituzionali, e l’esito delle procedure giudiziarie influirà su chi sosterrà definitivamente i costi.

Impatto operativo e richiamo alle realtà portuali

Il bisogno di effettuare il tagliando ha attirato l’attenzione di imprese specializzate: ditte di Trieste e di Genova si sono candidate per i lavori, ma la presenza dell’imbarcazione in porto o in cantieri nazionali solleva questioni di responsabilità per eventuali danni. Le autorità portuali devono valutare con cura ogni intervento per tutelare sia l’interesse pubblico che la conservazione del bene, evitando di danneggiare uno yacht il cui valore e storia tecnica ne fanno un oggetto particolarmente delicato.

In ultima analisi, lo yacht “A” resta ormeggiato nel golfo di Trieste e la gestione della sua custodia continua a produrre costi rilevanti. Il procedimento giudiziario e le verifiche sulla titolarità della proprietà, entrambi elementi chiave per stabilire l’addebito finale delle spese, proseguono secondo le norme vigenti. Nel frattempo, la presenza dell’imbarcazione richiama l’attenzione sulla natura pratica delle misure di sequestro e sui loro effetti economici sul territorio che ne assume la custodia.

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