Antonio Pappano è tornato a dirigere l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in un momento in cui il dibattito pubblico sulle tournée e le responsabilità culturali è particolarmente vivo. Nel corso delle prove a Roma il maestro ha espresso un punto di vista misurato sulla decisione di Zubin Mehta di annullare gli impegni con la Israel Philharmonic Orchestra, sottolineando la necessità di distinguere tra la politica di uno Stato e la popolazione che vive in quell’area. La questione, per Pappano, non è semplice: da un lato c’è la preoccupazione per la sicurezza; dall’altro la considerazione umana e professionale nei confronti dei musicisti locali.
Con una carriera che ha intrecciato episodi internazionali e una lunga storia con l’orchestra romana — primo direttore invitato tra il 1995 e il 1997 e poi protagonista per 18 anni fino al 2026 — Pappano parla anche del programma che propone al pubblico dell’Auditorium Parco della Musica. In cartellone figurano il Concerto per violino n. 2 di Karol Szymanowski con il solista Leonidas Kavakos e la Sinfonia n. 9 “La Grande” di Franz Schubert, nelle serate del 28 e 29 maggio alle 20 e il 30 maggio alle 18.
La posizione sul concerto a Tel Aviv e il rispetto per il pubblico
Pappano non evita la questione della sicurezza e della responsabilità: spiegando perché non ritiene opportuno recarsi in certe città in questo momento, mette però in evidenza il valore del gesto di Mehta, che ha alle spalle decenni di rapporto con l’orchestra israeliana. Per il maestro è fondamentale separare l’azione politica dalle persone, un principio che ricorre nelle sue dichiarazioni e che affronta con lucidità professionale piuttosto che con retorica. Questo approccio mira a proteggere sia gli artisti che il pubblico, restando però sensibili alle conseguenze umane e culturali delle decisioni prese a livello istituzionale.
Distinguere governo e popolo
Il concetto chiave proposto da Pappano è semplice ma pregnante: la critica o la protesta verso una politica non devono automaticamente travolgere la comunità artistica. Per il direttore, infatti, l’arte è un linguaggio che può mantenere relazioni anche quando la politica tende a separarci. Utilizza l’esempio personale del lungo legame con la Israel Philharmonic Orchestra per chiarire che i rapporti professionali e umani si costruiscono sul lungo periodo e meritano una valutazione attenta prima di essere interrotti.
Il legame con l’Accademia e il programma romano
Nel raccontare il ritorno sul podio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Pappano usa immagini di famiglia e di responsabilità artistica. L’accoglienza ricevuta dall’orchestra gli ha dato la sensazione di essere «a casa»: un calore che definisce essenziale per affrontare partiture impegnative. Con un ensemble che, a suo avviso, possiede un suono caratteristico frutto della scuola italiana, il maestro spiega come la sensibilità timbrica e l’omogeneità siano state coltivate nel tempo e rappresentino un punto di orgoglio.
Scelte di repertorio e contrasto espressivo
Il programma proposto mette a confronto mondi diversi: il lirismo orchestrale di Szymanowski, scelto dal solista Kavakos, dialoga con l’ampiezza architettonica della Sinfonia n. 9 di Schubert. Pappano ammette di avere nostalgia di certe pagine classiche — Schubert, Mozart, Beethoven — pur dedicando tempo anche alla musica inglese e americana quando lavora all’estero. Il direttore spiega che l’orchestra deve saper essere elegante e leggera quando serve, ma anche robusta e rigorosa nelle partiture che richiedono una costruzione formale solida.
Metodo interpretativo, opera e vita quotidiana
Riguardo all’interpretazione, Pappano insiste sull’idea dell’architettura musicale: per eseguire una sinfonia come “La Grande” occorre una strategia che coordini l’artigianato strumentale con una visione d’insieme. Non si tratta solo di lasciarsi trasportare dall’emozione, ma di decidere con precisione tempi, direzioni e momenti di attesa per valorizzare i punti critici della partitura. Questo equilibrio tra progetto e sentimento è per lui la vera sfida del podio.
Non manca un riferimento alla sua attività operistica: «Due settimane fa a Copenaghen ho fatto Macbeth in forma di concerto con un cast strepitoso. Un mese e mezzo fa Siegfried, poi a Londra farò Tristano con la London Symphony, a gennaio Il crepuscolo degli dei e La Gioconda al Covent Garden». Queste note raccontano un calendario fitto che mescola impegni sinfonici e lirici, a conferma della versatilità richiesta oggi al direttore d’orchestra. Infine, Pappano parla della dimensione privata a Roma: cene con amici, la compagnia degli orchestrali e la rara intimità che si crea fuori dal palcoscenico.



