La vicenda dell’autocarro incendiato nel deposito giudiziario di Tivoli è al centro di un confronto serrato tra la società aggiudicataria e l’Istituto Vendite Giudiziarie. Satema Srlrappresentata dall’avvocato Giovan Filippo Ermini e dall’avvocata Fabiana Germaniha inviato una ricostruzione che riorganizza tempi, cifre e profili di responsabilità in vista del contenzioso davanti al Tribunale di Tivoli.
Secondo la ricostruzione fornita dai legali, vanno distinti chiaramente il momento dell’aggiudicazione, la comunicazione dell’autorizzazione al ritiro e l’evento incendiario. Le date e gli elementi certi diventano quindi centrali per stabilire chi fosse materialmente responsabile del mezzo al momento del rogo.
Tempi e disponibilità materiale: autorizzazione e data del sinistro
I legali di Satema sottolineano che l’I.V.G. ha trasmesso l’autorizzazione al ritiro del veicolo solo in data 11 febbraio 2026. L’appuntamento per il prelievo era stato fissato per il 16 febbraio 2026mentre l’incendio doloso si è verificato nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 2026. Per questa ragione, la difesa afferma che il camion non era mai entrato nella disponibilità materiale della società aggiudicataria al momento del sinistro e che il mezzo era quindi sotto la custodia giuridica e materiale dell’I.V.G..
Deposito terzo e responsabilità di custodia
Lo spazio dove il tir era parcheggiato era gestito da terzi in affitto, ma per Satema questo non esclude l’addebito all’I.V.G.: la società aggiudicataria ritiene che affidare il bene a un deposito non idoneo costituisca un elemento di negligenza della parte custode. I legali evidenziano che, secondo le immagini di videosorveglianza acquisite, l’autore del gesto ha tagliato la recinzione, ha avuto accesso al piazzale, ha cosparso il veicolo di liquido infiammabile e si è allontanato senza ostacoli, mentre nessun sistema di allarme ha segnalato l’intrusione e nessuna guardia è intervenuta.
Cifre, offerte e mancato accordo bonario
La disputa economica è al centro della contestazione: l’autocarro Mercedes Benz Arocs era stato aggiudicato per 65.000 euro più IVA e oneri, per un totale fatturato di 79.300 euroa cui si sommano spese per il passaggio di proprietà, pratiche amministrative e il danno da fermo tecnico. L’I.V.G., invece, ha proposto una cifra omnicomprensiva di 40.000 euro e, secondo Satema, non ha mai incrementato tale offerta.
Per i legali della società aggiudicataria l’offerta non copre nemmeno i costi vivi dell’operazione: viene quindi respinta l’ipotesi di una semplice «riduzione proporzionale» ventilata altrove. Dal punto di vista contabile, i numeri citati risultano concreti e confluiscono nell’azione giudiziaria che ora dovrà valutare l’entità del danno e la responsabilità del custode.
Aspetti giuridici richiamati
Nel testo inviato all’attenzione delle autorità giudiziarie i legali richiamano norme e orientamenti di giurisprudenza: secondo l’argomentazione, la responsabilità per la perdita di cosa affidata ricade sul custode in base agli articoli 11771218 e 2051 del codice civile. Viene inoltre citata la Cass. n. 20943/2026 per sostenere il carattere oggettivo della responsabilità ex art. 2051 c.c., e si richiama un principio secondo cui il custode per esonerarsi deve dimostrare l’oggettiva imprevedibilità e inevitabilità dell’evento esterno.
Secondo Satema, un deposito privo di vigilanza attiva e facilmente accessibile rende implausibile la tesi del caso fortuito e implica che l’omessa consegna dell’autocarro sia un grave inadempimento attribuibile al custode.
Esiti e prospettive processuali
Dal punto di vista procedurale, la posizione di Satema è che ogni tentativo stragiudiziale non abbia portato a un riscontro economico adeguato; la nota sottolinea che la parola passa ora al Tribunale di Tivoli. I legali considerano insufficiente l’offerta per rimborsare il valore fatturato e i danni indiretti e ribadiscono la necessità di veder accertati giudizialmente i profili di responsabilità dell’I.V.G.
Nel comunicato viene riportata anche la frase attribuita al direttore dell’I.V.G., che parlava di essere «Pronti a risolvere in modo bonario con l’acquirente», ma Satema contesta che nella pratica l’unica proposta economica ricevuta sia stata quella di 40 mila euroritenuta insufficiente e mai incrementata.



