Pietro Catzola, noto come il cuoco dei presidentiha concluso la sua straordinaria carriera al servizio delle più alte istituzioni italiane. Ieri mattina, il Comune di Monte Compatri gli ha consegnato un riconoscimento ufficiale in occasione del suo pensionamento. Una cerimonia che ha celebrato oltre cinquant’anni di dedizione, competenza e passione.
La cerimonia, tenutasi presso il Comune di Monte Compatri, ha visto la partecipazione del sindaco Francesco Ferridell’assessore alla Cultura Serena Gara e dell’assessore ai Lavori Pubblici Antonio Martorelli. Questi hanno espresso, a nome dell’intera comunità, la gratitudine per una carriera che ha attraversato oltre cinquant’anni di storia italiana.
Dai primi passi alla Marina Militare al Quirinale
La carriera di Catzola è iniziata con i primi anni come marinaio, per poi approdare al Quirinale su invito del Presidente Francesco Cossiga. Questo incontro, avvenuto nel 1989 sulla nave scuola Amerigo Vespucciha segnato l’inizio di una lunga e prestigiosa collaborazione. Catzola ha servito cinque presidenti della Repubblica, da Cossiga a Sergio Mattarellacucinando per capi di Stato, sovrani, emiri, ambasciatori e ministri.
Tra le esperienze più memorabili, i pranzi ufficiali con Michail Gorbaciov e sua moglie Raissale missioni internazionali che lo hanno portato fino alla Casa Bianca durante la presidenza di Barack Obama e il rapporto di fiducia costruito negli anni con le famiglie dei Presidenti della Repubblica. Nonostante il prestigio degli incarichi ricoperti, Catzola ha sempre mantenuto uno stile improntato alla semplicità e all’umiltà.
La cucina di Catzola: tradizione e semplicità
“Preferisco essere chiamato cuoco e non chef“, ama ripetere Catzola, una frase che racchiude la sua filosofia professionale e il legame con una tradizione culinaria fatta di rispetto per le materie prime, sacrificio e autenticità. La sua cucina è sempre stata legata alla qualità della materia prima e alla capacità di accogliere attraverso i sapori. Ogni Presidente ha il suo stile, le sue preferenze, il suo modo di rapportarsi con chi lavora nell’ombra.
Cossiga comunicava attraverso il capo dei camerieri. Per Scalfaro parlava la figlia Marianna, che nel tempo avrebbe rivoluzionato le cucine del Colle introducendo nuove tecnologie, ingredienti insoliti, le erbe aromatiche, e — cosa non da poco — un orto alla tenuta di Castelporziano. I Ciampi, invece, chiamavano direttamente in cucina. Napolitano era “estasiato dai profumi sardi”. Mattarella chiedeva sempre come andasse.
Aneddoti e ricordi di una carriera straordinaria
Tra i ricordi più teneri c’è quello legato a Franca Ciampi, moglie del presidente Carlo Azeglio: “Mi ha insegnato a stendere le tagliatelle con il mattarello”. Ogni mattina alle 8,30 telefonava in cucina, “Caro, cosa ci proponi oggi? Mi raccomando, cose semplici”. La semplicità, in effetti, è il filo che lega tutti i suoi presidenti: minestroni, zuppe di legumi, spaghetti al pomodoro. Per la signora Franca anche il quinto quarto, la trippa.
Con Mattarella il rapporto ha avuto una qualità diversa, più intima forse perché più lunga — undici anni, il settennato più vicino alla pensione. “Anche nelle giornate più difficili trovava il tempo per fermarsi e dire una parola gentile. Vengo da un piccolo paese della Sardegna, tutto quel che è successo l’ho sempre vissuto come un regalo”. E, confida, il giorno del congedo “mi ha abbracciato e sono scoppiato a piangere”.
Quarant’anni di cucina presidenziale significano anche imprevisti da risolvere nell’arco di un quarto d’ora, con duecento persone a tavola e nessuna possibilità di sbagliare. La storia del babà al rum servito durante una cena con George W. Bush è diventata leggenda interna. Duecento babà preparati con cura, pronti per il servizio. Poi, a quindici minuti dall’arrivo in tavola, l’entourage del presidente americano comunica che Bush non beve alcol. Proporre un dessert diverso solo per il tavolo presidenziale sarebbe stato fuori discussione.
“Sciacquammo i babà uno a uno in acqua fredda, poi li profumammo con della bagna agli agrumi”, ha raccontato. Il risultato? Un successo. Imprevisti ma anche grandi soddisfazioni come i ravioli di ricotta e spinaci al pomodoro serviti alla regina Elisabetta II. Le piacquero moltissimo. Ma il momento che rimase impresso nell’intera brigata non fu il sapore, bensì un gesto inatteso della sovrana: volle incontrare di persona tutti i cuochi, uno per uno, stringere la mano a ciascuno e consegnare a ognuno una sua fotografia autografata. Un atto fuori protocollo, intimo, che in una cucina di dodici persone abituate a lavorare nell’invisibilità valse più di qualsiasi riconoscimento ufficiale.
Il futuro e i progetti di Catzola
Anche nell’ultimo pranzo servito al Quirinale ha voluto lasciare un’impronta personale e identitaria preparando gnocchi al pomodoro, ricciola al timo, spinaci gratinati e, come dessert, le seadas simbolo della sua terra. Un congedo semplice e carico di significato. Catzola ha raccontato il pensionamento con emozione autentica: “È stata un’avventura meravigliosa”, ha dichiarato salutando il personale del Quirinale e il presidente Sergio Mattarella, verso il quale non ha nascosto un affetto particolare.
Negli ultimi anni Catzola ha anche raccolto ricordi, aneddoti e ricette in un libro autobiografico, nel quale ripercorre le tappe di una vita trascorsa tra mare, fornelli e incontri storici. Oggi guarda al futuro con serenità e con l’intenzione di dedicare più tempo alla sua Sardegna con nuovi progetti editoriali e il desiderio di incontrare gli studenti delle scuole alberghiere per trasmettere esperienza e passione ai più giovani.