5 Giugno 2026 🌫 16°

Roma Tre e il Centro Sperimentale di Cinematografia: memoria, archivi e futuro

A Roma Tre un incontro ha messo al centro la conservazione del cinema attraverso un volume storico e un documentario che raccontano l'eredità culturale del Centro Sperimentale di Cinematografia e le sfide contemporanee della digitalizzazione.

Roma Tre e il Centro Sperimentale di Cinematografia: memoria, archivi e futuro

La sera del 01 giugno 2026 l’università Roma Tre ha ospitato un evento dedicato al Centro Sperimentale di Cinematografia, occasione per riflettere sul valore della conservazione delle immagini e dei saperi cinematografici. Tra la presentazione di un volume storico e la proiezione di un documentario, la serata ha intrecciato memoria, testimonianze e interrogativi sul futuro degli archivi.

L’iniziativa ha messo in luce come un’istituzione possa fungere da custode collettivo di pratiche culturali, editoriali e tecniche, contribuendo a formare non solo professionisti ma anche una cultura critica della visione. Il confronto ha coinvolto storici, editori e autori che hanno raccontato l’evoluzione del Centro attraverso decenni di trasformazioni.

Il volume: tracciare una storia che parla al presente

Durante l’incontro è stato presentato il libro intitolato “Immaginare il futuro, custodire la memoria. 1935-2026. CSC Centro Sperimentale di Cinematografia“, un progetto che raccoglie documenti, saggi e ricostruzioni critiche sulla vicenda del Centro. La pubblicazione si propone come una mappa storica che mette a fuoco le scelte editoriali e didattiche, sottolineando il ruolo del Centro nella costruzione di un linguaggio cinematografico nazionale.

Le origini e i passaggi chiave

Nel volume vengono ricostruite le intuizioni fondative di figure come Luigi Chiarini e Umberto Barbaro, e si analizza come queste idee abbiano influenzato stagioni decisive, dal neorealismo ai rapporti con la televisione. Il testo evidenzia inoltre le tappe successive, fino alle recenti sfide legate alla digitalizzazione degli archivi e all’apertura degli stessi al pubblico.

Il documentario: testimonianze e memoria collettiva

Parallelamente alla presentazione del volume, è stato proiettato il documentario “Note al centro” diretto da Costanza Quatriglio. Il film privilegia un registro intimo e umano, mettendo in scena volti, voci e ricordi che trasformano l’archivio in racconto condiviso. Le testimonianze spontanee restituiscono un senso di continuità che non si limita ai fatti, ma riguarda l’affetto e la responsabilità verso un patrimonio comune.

Un racconto per immagini

Il documentario funziona come un palinsesto di memorie, alternando materiali d’archivio, estratti di interviste e momenti di riflessione. È proprio questa commistione tra documento e soggettività a rendere percepibile il valore del Centro: non solo deposito di oggetti, ma luogo di formazione e di dialogo generazionale.

Dialogo pubblico e futuro degli archivi

Nel corso dell’evento sono intervenuti diversi ospiti, tra cui Edoardo Viganò, che ha ripercorso la storia editoriale del Centro e ha messo in evidenza come il CSC abbia «costruito le forme per pensarla, raccontarla e trasmetterla alle nuove generazioni». Il suo discorso ha posto l’accento su due questioni decisive: la necessità di conservare materiali cartacei e filmici e la sfida di rendere accessibili questi archivi attraverso strumenti digitali.

La discussione ha inoltre toccato il tema dell’open access e della democratizzazione della consultazione archivistica, interrogandosi su come bilanciare la tutela del materiale con la diffusione della conoscenza. Questi nodi sono centrali per chi lavora nella conservazione culturale e per le istituzioni che intendono valorizzare il patrimonio audiovisivo.

Implicazioni per la formazione e la ricerca

L’evento a Roma Tre ha ribadito il ruolo formativo del Centro: non solo scuola di mestiere, ma laboratorio critico in grado di alimentare studi e pratiche di ricerca. La conservazione diventa così un gesto didattico, perché la fruizione degli archivi consente di analizzare tecniche, stili e contesti storici, offrendo fonti preziose per studenti e studiosi.

Infine, la serata ha ricordato che la storia del cinema si costruisce anche attraverso la cura degli oggetti culturali: i negativi, le riviste, i copioni e le testimonianze sono tutti tessere di un mosaico che va protetto ma anche raccontato. Il Centro Sperimentale di Cinematografia continua a essere un punto di riferimento per questo lavoro di memoria e di immaginazione del futuro.

All’incontro hanno partecipato, oltre agli autori e ai curatori, figure della comunità accademica e professionale, creando un confronto aperto che ha confermato l’importanza di conservare e condividere il patrimonio audiovisivo come bene collettivo.

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