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Protesta di Extinction Rebellion: acqua verde e striscione contro Eni a Roma

Extinction Rebellion ha trasformato il laghetto dell'Eur in un palcoscenico simbolico: acqua verde, fluoresceina innocua e uno striscione contro Eni per denunciare ecocidio, legami energetici e guerre.

Protesta di Extinction Rebellion: acqua verde e striscione contro Eni a Roma

Il pomeriggio del 29 maggio 2026 il gruppo di attivisti di Extinction Rebellion ha realizzato un’azione simbolica al laghetto dell’Eur, proprio di fronte alla sede romana di Eni, tingendo l’acqua di verde e posizionando un grande striscione sul ponte sovrastante. L’iniziativa è stata presentata come l’avvio della settimana di mobilitazione denominata “PrimaVera Democrazia” e coincide con lo sciopero generale convocato da diverse sigle sindacali e associazioni. Gli organizzatori hanno sottolineato subito che il colorante utilizzato è la fluoresceina, un tracciante che, secondo loro, è innocuo e si degrada in poche ore.

Nel comunicato distribuito dagli attivisti si legge che il verde artificiale non è un effetto estetico ma un metafora: rappresenta la distruzione degli ecosistemi e la morte delle specie da cui dipende la sopravvivenza umana. L’azione è stata accompagnata da uno striscione con il logo di Eni raffigurato mentre brucia la bandiera della Palestina e la scritta “Stop Ecocidio – Stop Genocidio”, messaggi che legano la crisi climatica alle dinamiche dei conflitti e alle politiche energetiche nazionali.

Obiettivi e messaggi della protesta

Gli attivisti hanno spiegato che lo scopo principale era richiamare l’attenzione sulle scelte di politica energetica del governo italiano e sulle attività estrattive di gas e petrolio condotte da società come Eni. Nella loro lettura, queste politiche alimentano una catena di interessi che si intreccia con i conflitti armati e la corsa al riarmo, generando impatti ambientali e umanitari. La manifestazione si inserisce in una più ampia ondata di mobilitazioni europee promossa da gruppi climatici, sociali e antimilitaristi.

Il simbolismo del colore e del materiale usato

La scelta della fluoresceina è stata motivata dagli organizzatori come un modo per creare un’immagine forte senza danno duraturo: si tratta, secondo loro, di un tracciante che si degrada rapidamente. Il colore verde, in questo contesto, è stato descritto come una rappresentazione visiva della distruzione degli ecosistemi e della perdita di biodiversità causata dall’estrazione di idrocarburi e dall’inquinamento industriale. Gli attivisti hanno voluto trasformare uno spazio urbano in un messaggio visibile per la cittadinanza e i media.

Contesto e alleanze della mobilitazione

L’azione di Roma è stata presentata come parte di una settimana di iniziative che vede coinvolti movimenti diversi: oltre a Extinction Rebellion, sono stati citati collettivi come Stop Rearm Europe, Ende Gelände e gruppi di giovani palestinesi. La protesta del 29 maggio è stata coordinata per evidenziare, secondo gli organizzatori, il nesso tra crisi climatica, crisi democratica e conflitti internazionali, rivendicando la necessità di un cambio di rotta nelle politiche economiche e militari.

Richieste rivolte alle istituzioni

Gli attivisti hanno chiesto ai governi di ascoltare le voci della società civile e di modificare le scelte in materia energetica e di difesa, indicando come urgente la fine delle politiche basate su profitti e crescita illimitata. Tra le istanze sollevate figurano lo stop a nuove estrazioni, investimenti in energie rinnovabili e una riduzione della spesa per il riarmo, misure che, secondo i manifestanti, concorrono a prevenire sia l’ecocidio sia le derive autoritarie.

Reazioni e impatto dell’azione

Sul posto alcuni partecipanti hanno ricordato episodi di inquinamento e malattie correlate agli insediamenti petrolchimici, citando luoghi come Gela, Priolo e il Delta del Niger come esempi delle conseguenze delle attività estrattive. Le immagini del laghetto tinto di verde hanno rapidamente circolato sui social e sui media locali, amplificando il messaggio ma suscitando anche domande sulla forma della protesta e sulla scelta simbolica di coinvolgere uno specchio d’acqua pubblico.

Prospettive per le settimane successive

Gli organizzatori hanno annunciato che la mobilitazione proseguirà con eventi e presidi in diverse capitali europee, fino a un appuntamento conclusivo previsto davanti al Parlamento europeo a Bruxelles. La settimana denominata “PrimaVera Democrazia” è pensata come un momento di convergenza tra temi ambientali, sociali e pacifisti, con l’obiettivo di mettere in relazione le politiche energetiche con le conseguenze umanitarie dei conflitti.

In chiusura, l’azione al laghetto dell’Eur rappresenta una protesta visiva e simbolica che vuole stimolare un dibattito più ampio su responsabilità industriali, scelte pubbliche e legami tra ecologia e geopolitica. Resta da vedere come risponderanno istituzioni, azienda e opinione pubblica alle sollecitazioni lanciate dagli attivisti il 29 maggio 2026.

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