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Tentato furto con tunnel a Roma: la filiale era in dismissione

Un tentativo di rapina in via Quirino Majorana si trasforma in un boomerang: il malvivente rompe il pavimento dopo ore di scavo ma la sede della banca è già in dismissione. I carabinieri hanno eseguito la bonifica e raccolto i primi rilievi per risalire all'identità dello scavatore.

Tentato furto con tunnel a Roma: la filiale era in dismissione

Un’operazione meticolosa è finita prima ancora di iniziare quando, entrando in una filiale ormai chiusa, il ladro si è trovato davanti a corridoi deserti e a un caveau privo di denaro. L’intervento tempestivo dei carabinieri e la segnalazione di alcuni passanti hanno trasformato quello che poteva essere un colpo importante in un indizio su una strategia criminale più ampia.

La vicenda, avvenuta in una sede bancaria di via Quirino Majorana, ha messo in luce tecniche sofisticate di intrusione: dallo scavo di un tunnel sotterraneo all’uso di una scala per risalire fino al pavimento della filiale. Nonostante l’apparente cura nella pianificazione, il risultato è stato del tutto infruttuoso per il malvivente.

La dinamica del tentativo di furto

Secondo le ricostruzioni dei militari della compagnia trastevere e del Nucleo Radiomobile, il ladro è riuscito a realizzare un varco partendo dal parcheggio sotterraneo dell’edificio. Dopo diverse ore di lavori sotterranei, il foro è emerso direttamente sul pavimento della filiale, dove lo scassinatore avrebbe poi raggiunto gli uffici tramite una scala lasciata in loco. L’operazione dimostra un livello di preparazione non comune per semplici furti di strada.

La scoperta e l’intervento delle forze dell’ordine

La presenza dell’uomo travisato è stata notata da alcuni passanti che hanno attivato l’allarme, permettendo l’intervento rapido delle pattuglie. Sul posto sono intervenute anche le Aliquote di Primo Intervento (Api), specializzate nelle fasi di ingresso in sicurezza. Dopo la bonifica degli ambienti, i carabinieri non hanno trovato il colpevole: la pista più accreditata è che l’uomo abbia fatto ritorno attraverso il medesimo tunnel o abbia utilizzato la scala per fuggire a piedi.

Perché il colpo è fallito: la filiale in dismissione

La causa principale del fallimento non è stata un imprevisto tecnico, ma un errore di informazione: la banca oggetto dell’assalto era in dismissione e i locali non ospitavano più l’attività operativa né valori custoditi nel caveau. Questo dettaglio, cruciale per il successo dell’operazione, era evidentemente sfuggito agli organizzatori, trasformando ore di scavo in un grande buco privo di bottino.

Impatti pratici dell’errore

Oltre al danno materiale al pavimento e alla struttura, il tentativo ha provocato il rischio di una più ampia attività criminale coordinata: se l’azione fosse stata mirata a una filiale operativa, le conseguenze avrebbero potuto essere ben diverse. L’assenza di banconote e documenti sensibili ha comunque limitato l’impatto economico immediato.

Il fenomeno dei “uomini talpa” e le indagini aperte

Questa vicenda si inserisce in una serie di episodi simili registrati nella Capitale, spesso riconducibili a gruppi definiti come “uomini talpa”. Questi soggetti adottano un protocollo operativo basato su ruoli precisi: sopralluogo, vedette, utilizzo di auto rubate per il contro-pedinamento e scavo mirato. In altri episodi analoghi, le forze dell’ordine hanno smantellato organizzazioni composte da più membri che lavoravano in sinergia.

Fase investigativa e rilievi tecnici

I carabinieri hanno avviato rilievi approfonditi all’interno dei locali e stanno procedendo con verifiche nel parcheggio sotterraneo per raccogliere tracce, impronte e materiali utilizzati per lo scavo. Sono previsti sopralluoghi tecnici per stabilire le modalità esatte di accesso e fuga e per determinare se il tunnel sia frutto di un’azione solitaria o di un gruppo organizzato.

Considerazioni e prospettive

Il caso offre spunti su come la criminalità organizzata adatti le proprie tecniche ai contesti urbani: il ricorso a gallerie sotterranee e a una logistica studiata è segnale di un’evoluzione dei metodi rispetto ai tradizionali furti con scasso. Per gli investigatori, la sfida è individuare le reti informative che forniscono dettagli sulle filiali in fase di dismissione, elemento questo che può cambiare l’esito di un colpo.

Nel frattempo, la prudenza dei cittadini e la tempestività delle segnalazioni si confermano determinanti: in questo episodio, l’allarme dato dai passanti ha fatto scattare controlli che hanno impedito un’ulteriore escalation. Le autorità invitano chiunque abbia visto movimenti sospetti nella zona o disponga di immagini di telecamere private a contattare i carabinieri per contribuire alle indagini.

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