All’alba di operazioni coordinate tra il Nucleo Investigativo di via In Selci e il comando provinciale di Roma, è stata disarticolata una struttura criminale che operava nel quadrante sud-ovest della città. L’attività ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari a carico di persone considerate al vertice di un traffico internazionale di stupefacenti, che coinvolgeva importazioni via aerea, corrieri e reti di distribuzione locali.
Chi guidava l’organizzazione
Le indagini individuano come punti di riferimento del sodalizio Sergio Gioacchini e Roberto Caputo. Gioacchini, nato nel 1977 e fratello del più noto Andrea, rimasto ucciso il 10 gennaio 2019, è stato indicato dai militari insieme a Caputo (classe 1980) come figura apicale di un gruppo che includeva altri soggetti tra cui Federico De Pellegrin, Tiziano Foschetti, Emiliano Di Maria, Francesco Di Piazza e Andrea Curatolo. I reati contestati spaziano dal traffico internazionale di droga allo smercio al dettaglio, dalla detenzione illegale di armi all’estorsione e allo sfruttamento della prostituzione.
Ruoli e dinamiche interne
Secondo gli inquirenti, Gioacchini e Caputo coordinavano acquisti ingenti di cocaina e hashish, gestendo poi la distribuzione tra la Magliana, l’Appio e l’Alberone. Caputo, con precedenti legami all’interno dell’orbita di Fabrizio Piscitelli e Fabrizio Fabietti, curava rapporti con fornitori esterni e coperture logistiche, mentre Gioacchini si occupava anche di garantire assistenza economica e legale agli affiliati in difficoltà, pur non esitando a minacciare punizioni esemplari per chi tradiva il gruppo.
Il canale d’importazione e le comunicazioni
Il fulcro operativo era rappresentato dall’importazione via aerea di partite dalla America Latina, in particolare Brasile e Argentina, con intermediari definiti nelle intercettazioni. Le prove raccolte derivano dall’analisi di chat criptate che rivelano il lessico e le procedure del gruppo: la merce veniva chiamata “pratica“, mentre l’hashish di qualità superiore veniva definito “mousse“. In piena emergenza Covid-19, il sistema di approvvigionamento ricorreva a corrieri e a reti logistiche studiate per eludere controlli doganali e di polizia.
Precauzioni tecnologiche
Le conversazioni descrivono anche accorgimenti tecnici per evitare intercettazioni: uso di dispositivi multipli, vpn e telefoni crittografati acquistati a prezzo elevato e sostituiti con frequenza. Caputo, ad esempio, aveva investito somme consistenti per dotarsi di un “criptofonino” e un abbonamento ricorrente, mentre Gioacchini alternava numeri dedicati alla famiglia e numeri destinati alle chat operative.
Fornitori, compensi e conflitti
I canali di rifornimento includevano fornitori albanesi stabiliti nel Nord Italia, come i cugini Jetlir ed Elvis Mema, e soggetti già noti per maxi carichi, tra cui Daniele Ruggeri, destinatario in passato di sequestri rilevanti. Le analisi ricostruiscono consegne ripetute nel periodo 2026-2026, con l’acquisto di più chili di cocaina e hashish per cifre che sfiorano i 400.000 euro in alcuni scambi. In alcuni casi il gruppo si appoggiava a figure di spessore della criminalità nazionale e a contatti con esponenti delle cosche calabresi.
Incidenti e contraccolpi
Non sempre gli approvvigionamenti andavano a buon fine: il sequestro di un carico e la perdita di partite hanno generato attriti e lamentele nelle chat, con riferimenti a soggetti concorrenti detti “Biondo” e alla loro presunta influenza economica e violenta. In più episodi il gruppo avrebbe pianificato anche appoggi armati e monitorato la disponibilità di armi da fuoco, fino a valutare il reperimento di modelli da guerra per possibili azioni ostili.
Metodi di controllo e abusi
Oltre alla vendita di stupefacenti, l’organizzazione avrebbe imposto pratiche coercitive: spedizioni punitive contro debitori, sfruttamento di persone tossicodipendenti costrette alla prostituzione e sistemi di gestione delle entrate tramite ricariche e conti non tracciabili. I carabinieri hanno documentato episodi di violenza, tra cui pestaggi organizzati per il recupero di somme non restituite, e la presenza di locali condominiali adibiti a magazzino con ingenti quantità di droga e armi.
Le misure cautelari, scaturite da indagini congiunte e dall’analisi di chat criptate, segnano un colpo alla rete che riforniva vaste aree della città e manteneva collegamenti transnazionali. L’operazione sottolinea come, nonostante i tentativi di anonimizzazione e tecniche operative sofisticate, la combinazione di intercettazioni, riscontri documentali e attività sul territorio consenta di ricostruire catene logistiche complesse e di togliere dal mercato importanti quantitativi di stupefacente.



