La vicenda si è svolta in un edificio abbandonato della Capitale e ha avuto risvolti giudiziari immediati. Una donna di 32 anni, di nazionalità colombiana, è stata trattenuta contro la sua volontà e costretta a subire violenze ripetute per un periodo di tre giorni, fino a quando è riuscita a fuggire sulla pubblica via e rivolgersi a un passante che ha chiamato il 112.
Le indagini della Polizia di Stato hanno rapidamente messo a fuoco un quadro fatto di sopraffazione, somministrazione di sostanze e privazione della libertà personale. A seguito degli accertamenti, sono scattati fermi e provvedimenti amministrativi nei confronti delle persone ritenute coinvolte.
Come è iniziato l’incubo
Secondo la ricostruzione degli investigatori della IV Sezione della Squadra Mobile, lo sviluppo dei fatti risale al 19 maggio, data in cui la vittima — giunta a Roma da circa dieci giorni — avrebbe incontrato un uomo all’esterno di un ristorante. Dopo avergli chiesto di procurarle dell’hashish, la donna sarebbe stata convinta a seguirlo per concludere la presunta compravendita; dopo una camminata di circa 30 minuti, sarebbe stata caricata con la forza su un furgone.
Trasferimento e segregazione
Il mezzo l’avrebbe condotta fino a un complesso dismesso in via Cesare Tallone, dove sarebbe stata privata della libertà personale. All’interno dello stabile, raccontano gli investigatori, la vittima sarebbe stata costretta a subire violenze sessuali di gruppo ripetute, mentre alcune persone le avrebbero somministrato sostanze che



