Negli ultimi mesi il litorale di Ostia è finito al centro di una riorganizzazione amministrativa che promette di modificare profondamente l’uso dello spazio costiero. Il fulcro del cambiamento è il Piano di Utilizzo degli Arenili (PUA), uno strumento che delinea come dovranno essere distribuite le concessioni, quali opere dovranno essere rimosse e quanta parte della costa resterà aperta alla fruizione pubblica.
La fase operativa non è ancora conclusa: prima dell’indizione dei bandi definitivi servono ancora alcuni passaggi istituzionali. Tuttavia, il PUA ha già ottenuto importanti pareri favorevoli, compreso il via libera della commissione patrimonio di Roma Capitale il 27 maggio e il nulla osta del Municipio X il 28 maggio, prima di arrivare al voto dell’Aula Giulio Cesare.
Regole tecniche e impatto sulle strutture
Tra le novità più rilevanti introdotte dal piano c’è la ripartizione dell’arenile in ambiti di 100 metri: entro questa distanza dovranno essere organizzati i presidi di salvataggio e delimitati i lotti concessi. Sempre per ogni tratto di 100 metri il PUA stabilisce un limite di impermeabilizzazione: al massimo il 25% della superficie potrà essere occupato da costruzioni, con conseguente necessità di ridimensionare o demolire molti manufatti oggi presenti.
Il destino del cosiddetto “lungomuro”
Il cosiddetto lungomuro — la lunga barriera continua di stabilimenti che ha reso la costa difficile da attraversare — è uno degli elementi simbolo della trasformazione. Il piano impone che ogni centinaio di metri ci sia almeno il 50% di visibilità verso il mare rispetto ai muri esistenti, il che comporterà la rimozione di siepi, cannucciati, reti e sezioni murarie in cemento. Queste prescrizioni mirano a favorire percorsi di accesso libero e a ridurre le barriere fisiche tra città e acqua.
Spiagge libere, numeri e nuove concessioni
Il PUA ridefinisce anche la porzione di arenile destinata a uso pubblico: includendo la spiaggia di Castel Porziano, la stima proposta dagli uffici arriva al 64% di spiaggia libera sui 17 km di costa comunale; escludendo Castel Porziano la cifra resta comunque oltre il 55%, valore superiore a quanto previsto dalla legge regionale. In termini pratici, su 11,2 chilometri di arenile circa 6,5 km saranno configurati come spiagge libere o attrezzate.
Assetto delle attività sulla costa
Il piano prevede inoltre una riorganizzazione della presenza commerciale: si prevede la presenza di 35 stabilimenti balneari, 11 esercizi di ristorazione con aree di spiaggia a libera fruizione, 3 unità dedicate ad attività ricreative o sportive, un servizio di noleggio imbarcazioni, 31 spiagge libere con servizi e una colonia marina. Questa mappa vuole bilanciare offerta privata e accesso pubblico, ma apre interrogativi su chi potrà aspirare alle nuove concessioni e con quali criteri economici.
Critiche, incertezze e questioni aperte
Le trasformazioni annunciate hanno suscitato reazioni critiche da vari fronti. Tra le preoccupazioni c’è quella legata ai tempi di attuazione: esponenti delle categorie degli operatori balneari temono un periodo di incertezza di più anni con vuoti di servizio e perdita di reddito. Sul versante politico, alcuni consiglieri hanno denunciato una procedura frettolosa e una carenza di dialogo con gli attori coinvolti.
Un altro nodo riguarda il sistema delle gare e degli strumenti economici collegati: la scelta di introdurre meccanismi come le royalties sul fatturato e formule transitorie di concessione stagionale cambia le regole del gioco e potrebbe favorire operatori con maggiore capacità finanziaria, trasformando le concessioni in asset strategici piuttosto che in gestioni stagionali.
Sicurezza, ambiente e responsabilità pubblica
Oltre agli aspetti amministrativi ed economici, permangono criticità legate alla sicurezza e all’ambiente. Segnalazioni da parti di assistenti bagnanti denunciano carenze nei presidi di salvataggio e nella dotazione di mezzi, mentre l’erosione costiera e le conseguenze di recenti mareggiate mettono in luce la fragilità del litorale. La gestione pubblica del demanio dovrà quindi affrontare anche questi aspetti tecnici e di pianificazione a lungo termine.
In conclusione, il nuovo PUA rappresenta un tentativo di rimediare a decenni di occupazione progressiva del demanio e di ristabilire maggiore accessibilità al mare, ma la transizione solleva domande su tempi, effetti economici e equilibrio tra attori locali e grandi operatori. La partita continua tra palazzi e battigia: il voto dell’Aula Giulio Cesare sarà l’ultimo passaggio politico prima dell’avvio effettivo delle gare e delle opere di riassetto.


