Il 27 settembre 2026 il calcio italiano si ferma per festeggiare il mezzo secolo di vita di Francesco Totti il simbolo indiscusso della AS Roma. Dalla prima comparsa in campo a soli sedici anni fino al commovente addio nel 2017, la sua storia è intrecciata con quella della capitale, dei suoi tifosi e di un’intera generazione.
Nel frattempo, la città ha colmato il giorno di messaggi affettuosi: il sindaco ha definito Totti un “pezzo di storia della città”, mentre la compagna Noemi ha condiviso una dedica d’amore, e il figlio primogenito Cristian lo ha ricordato semplicemente come “papà”.
L’ascesa del “Pupone”: dal cortile di Porta Metronia al numero 10 della Roma
Nel 1989, all’età di tredici anni, Totti rifiutò le sirene del Milan e accettò l’invito del settore giovanile giallorosso. Dopo tre stagioni nei ranghi giovanili, il 28 marzo 1993 Vujadin Boskov lo fece esordire nei minuti finali di Brescia-Roma. Da quel momento iniziò una maratona di 24 anni con la stessa maglia.
Sotto la guida paterna di Carlo Mazzone e poi di Zdenek Zeman, il giovane dimostrò una combinazione rara di fantasia da trequartista e precisione da centravanti. Nel 1998, a soli 22 anni, ricevette la maglia numero 10 e la fascia di capitano, iniziando ufficialmente il suo ruolo di “Capitano”.
Trionfi, record e l’apice internazionale
Il punto di svolta arrivò il 17 giugno 2001, quando la Roma superò il Parma all’Olimpico e conquistò il suo terzo scudetto, con Totti al centro della celebrazione. Successivamente seguirono due Coppe Italia, due Supercoppe e, nella stagione 2006-2007, la Scarpa d’Oro come miglior marcatore europeo, con 26 reti in campionato.
In Serie A il capitano totalizza 250 gol, posizionandosi al secondo posto nella classifica dei marcatori di tutti i tempi, dietro solo a Silvio Piola. Complessivamente, con la Roma segna 307 goal in tutte le competizioni, partecipando a 786 partite. A livello internazionale, nel 2006, dopo un grave infortunio alla caviglia, Totti si riprese in tempo per il Mondiale in Germania, trasformando un rigore al 95’ contro l’Australia in un momento decisivo per la vittoria finale dell’Italia.
Gli ultimi capitoli: addio, proposte di ritorno e celebrazioni dei 50 anni
L’ultimo saluto avvenne il 28 maggio 2017, durante la partita Roma-Genoa all’Olimpico; un giro di campo, la fascia al braccio e una lacrima condivisa con i tifosi chiusero la carriera di Totti. Tuttavia, nel suo libro autobiografico «Oltre», l’ex capitano confessa di aver ricevuto due offerte per rientrare in Serie A: dal Genoa, allora allenato da Alberto Gilardino, e dal Como, guidato da Cesc Fabregas. “Ho detto no al Genoa, ho detto no al Como”, scrive, aggiungendo con ironia che avrebbe avuto “6 e 11 anni in più di chi gli era pagato per dirgli cosa fare”.
Durante tutta la sua carriera, Totti rifiutò numerose offerte provenienti da club prestigiosi, tra cui il Real Madrid di Florentino Pérez. La sua decisione di restare fedele alla Roma gli valse l’ammirazione di una città che lo considera “lui è Roma”. Oltre ai risultati sportivi, il capitano ha partecipato a iniziative benefiche, ha promosso campagne contro la violenza urbana e ha contribuito a rendere la capitale più coesa attraverso il calcio.
Nel 2025, durante un incontro con i tifosi, Totti ha rivelato che da bambino avrebbe voluto diventare “benzinaio” e che, crescendo, aveva pensato al tennis. Oggi, afferma di “vivere alla giornata”, dopo una vita dove “tutto era programmato”.
Le congratulazioni ufficiali non sono mancate: il sindaco ha pubblicato un messaggio su Instagram, definendo il capitano “uno di famiglia”. Noemi, che partecipa a Ballando con le stelle, ha dedicato una foto con la frase “non voglio una vita perfetta, voglio la mia vita con te”. Il figlio Cristian, con cui Totti ha condiviso i primi anni, ha scritto: “per me sarai sempre semplicemente il mio papà”.



