Una famiglia di Roma, alla ricerca di un nuovo amico a quattro zampe per una ventenne che aveva appena perso il suo gattino, si è trovata vittima di una truffa online particolarmente elaborata. Il padre, insieme alla figlia di 13 anni, ha iniziato a navigare su un noto portale di annunci alla ricerca di un cucciolo. Tra le proposte è spiccato un bassotto dal volto simpatico, le cui foto sembravano convincere subito gli interessati. Il contatto è stato subito spostato su WhatsApp, dove è comparso un secondo interlocutor, un uomo con accento calabrese residente a Tivoli, che si è presentato come il marito della presunta venditrice. Da quel momento è partito un copione volto a guadagnare la fiducia dei potenziali acquirenti.
Il primo acconto e le garanzie virtuali
Il venditore ha chiesto un acconto di 250 euro per bloccare la vendita del cane, sostenendo che altri genitori erano interessati al cucciolo. Il padre ha eseguito un bonifico istantaneo come confermato dal proprio racconto, e poco dopo ha ricevuto foto, video e messaggi che sembravano attestare la serietà dell’accordo. Il ruolo dell’uomo di Tivoli è stato quello di rafforzare la credibilità, presentandosi come il marito della “venditrice” e garantendo che l’immagine del cucciolo era reale.
Richieste aggiuntive e la finta ricevuta bancaria
Il 21 settembre, il giorno successivo, è arrivata una nuova richiesta: il presunto allevatore ha detto di trovarsi dal veterinario per mettere il microchip al cane e ha chiesto altri 250 euro, indicando nella causale “saldo del bassotto” e aggiungendo il nome della figlia. Il venditore ha poi contestato la causale, sostenendo che il microchip doveva essere registrato a nome del padre e ha chiesto una nuova disposizione di pagamento. A questo punto il papà ha deciso di non procedere con ulteriori versamenti, attendendo il rimborso promesso.
La finta prova di rimborso
Per rendere la truffa più verosimile, è stata inviata una “ricevuta” di una contabile bancaria che mostrava un codice CRO e l’importo di 250 euro restituito. Il documento sembrava autentico, ma il padre ha provato a ricontattare il venditore senza ottenere risposta; il numero di telefono indicato era ancora attivo, ma nessuna risposta è arrivata. Anche un tentativo di chiamare il presunto allevatore ha portato a parlare con un uomo dalla marcata cadenza meridionale, il quale ha affermato che “l’annuncio non esiste più” e ha chiuso la chiamata senza fornire ulteriori dettagli.
Denuncia ai Carabinieri di Roma Talenti
Convinto di essere stato truffato, il padre ha inviato un messaggio minaccioso al venditore, avvertendolo di rivolgersi alle autorità; la risposta è stata “È una truffa, vieni a cercarmi”. La famiglia si è recata subito al Comando dei Carabinieri Roma Talenti per sporgere denuncia. Gli inquirenti stanno ora analizzando l’IBAN sul quale sono stati versati i 500 euro, verificando se il titolare del conto abbia partecipato alla frode o se sia stato usato come fittizio. Si sta inoltre indagando sulla possibile esistenza di una rete più ampia che utilizzi quel conto per altri inganni. La vicenda, infatti, non riguarda solo la perdita economica, ma anche la tutela dei minori da nuovi metodi di truffa su internet.
Allarme per gli acquirenti di animali online
Gli esperti di sicurezza informatica ricordano che le richieste di pagamento anticipato, soprattutto tramite bonifico, sono un chiaro segnale di allarme. È fondamentale verificare l’identità del venditore, controllare che l’annuncio sia presente sul sito e, se possibile, preferire incontri di persona in luoghi pubblici. Inoltre, l’utilizzo di ricevute fasulle e di contatti telefonici con voci “meridionali” è una tattica ricorrente per dare un’apparenza di legittimità. Le autorità invitano chiunque sospetti di essere coinvolto in una simile truffa a denunciare immediatamente, fornendo tutti i dati bancari e i messaggi scambiati.



