Negli ultimi mesi si è assistito a un cambiamento di rotta nel modo in cui i viaggiatori scelgono la loro meta. La lotta contro l’overtourism nelle grandi città ha spinto una parte sempre più consapevole della domanda verso borghi e città di provincia dove l’esperienza è più lenta e autentica.
L’Osservatorio turistico italiano operante per conto del Ministero del Turismo ha segnalato una crescita significativa degli arrivi nei centri dell’entroterra nel periodo aprile-giugno 2026. I dati di Mastercard confermano che i borghi hanno catturato l’8 % della spesa turistica nazionale con una quota estera in aumento di pari percentuale.
Crescita dei flussi verso i borghi
Le regioni dell’Umbria, dell’Abruzzo, della Liguria e delle Marche registrano i più alti incrementi: l’Umbria tocca il 27 % l’Abruzzo il 23 % la Liguria il 17 % e le Marche il 15 %. Il risultato è legato a una politica di sostegno che ha migliorato servizi, digitalizzazione, collegamenti e accessi, oltre a incentivi per le attività all’aperto le aree di sosta per camperisti e i percorsi culturali e religiosi.
Il ritorno alla tradizione si traduce in feste di paese, cucina a km 0, souvenir artigianali e un contatto diretto con abitanti, dialetti e usanze locali. Anche i siti archeologici minori, le pievi su cime rocciose o i murales su antiche facciate trovano nuova visibilità.
Le riforme di Federturismo per i nuovi turismi
Il fenomeno dei “nuovi turismi”, che trasforma domanda, consumo e modalità di viaggio, richiede un salto di qualità nelle politiche pubbliche. Il presidente di Federturismo-ConfindustriaMassimo Caputi ha sottolineato la necessità di semplificazione normativa e di un contratto di filiera capace di mettere in rete imprese, territori, infrastrutture e investimenti.
«Dobbiamo passare dalla logica delle misure occasionali», ha affermato Caputi, aggiungendo che «la semplificazione deve diventare una priorità nazionale» e che «il contratto di filiera è uno degli strumenti per costruire un sistema più integrato». L’obiettivo è creare le condizioni per investire, innovare e mantenere il turismo come motore di occupazione.
Turismo scolastico e dibattito sugli affitti brevi
Il segmento del turismo scolastico è stato analizzato in un webinar organizzato da AIDiT. L’ANAC ha confermato che le scuole possono affidare viaggi a agenzie senza complessi bandi, alzando la soglia a 140 000-216 000 euro. L’Osservatorio AIDiT ha stimato un valore di 1,4 miliardi di euro annui, con oltre 4,5 milioni di studenti coinvolti e più di 9 milioni di presenze turistiche.
La ripartizione della spesa vede i trasporti al 35 % (490 milioni), la ricettività al 27 % (380 milioni), la ristorazione al 16 % (225 milioni), la cultura al 12 % (170 milioni) e le agenzie al 10 % (135 milioni). La filiera coinvolge circa 8 000 addetti diretti e oltre 40 000 lavoratori nell’indotto.
Affitti brevi: tra UE, Barcellona e Napoli
Al tavolo di lavoro con il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e le associazioni degli affitti brevi (Aigab, Confesercenti, Confturismo, Federalberghi) è emersa la preoccupazione per un documento europeo che potrebbe limitare la capienza di questi alloggi, colpendo il ceto medio europeo. La Barcellona ha già vietato gli affitti brevi a partire dal 2029, provocando una crescita degli affitti illegali, secondo Unionturiumo news.
A Bruxelles si discute la gestione dei “short-term rentals”, mentre a Napoli il comune ha fissato un tetto: solo il 30 % degli immobili del centro storico può essere destinato agli affitti brevi, il restante 70 % deve restare a uso abitativo. In un edificio di dieci unità, soltanto tre potrà ospitare turisti, gli altri sette dovranno continuare a servire la popolazione residente.
Queste misure mostrano come il settore debba bilanciare crescita economica e sostenibilità abitativa, mentre le autorità regionali, come il Lazio, destinano 1,4 milioni di euro a interventi di conservazione e accessibilità per dimore storiche, con contributi fino a 50 000 euro per progetto.
Il panorama italiano del turismo si sta



