Venerdì scorso, nella scuola media Giovanni Verga di Centocelle, una professoressa è stata accoltellata da un alunno di soli tredici anni. L’aggressione, avvenuta durante una lezione, ha suscitato sgomento tra studenti, genitori e personale scolastico. Il ragazzo, attualmente ricoverato in una struttura psichiatrica, si è presentato al banco con due coltelli, uno spray urticante e guanti militari, come mostrato da un video girato dal proprio cellulare prima del gesto.
L’insegnante, Isabella Marsilio, ha riportato lesioni al fianco sinistro. Un altro studente, di origini congolesi, è intervenuto tempestivamente, riuscendo a fermare l’aggressore e a evitare ulteriori danni. L’assistente educativo Corrado Ruffini ha descritto il giovane aggressore come “imbambolato” e ha sottolineato la prontezza del compagno che ha salvato la professoressa.
Ricostruzione dei fatti e dinamica dell’attacco
Il video diffuso dal bambino mostra la fase di preparazione: si veste in modo da mascherare la propria identità, inserisce i coltelli nei pantaloni, indossa i guanti verdi e si equipaggia con lo spray. Poi, attraversa i corridoi della scuola e si dirige verso l’aula dove la professoressa era al lavoro. Arrivato davanti alla cattedra, la colpisce al fianco sinistro con il primo coltello, mentre il secondo rimane nella cintura. Il terrore è interrotto dall’intervento del compagno, che lo ferma prima che possa infliggere ulteriori danni.
Reazioni di genitori e personale scolastico
Molti genitori hanno espresso preoccupazione per la facilità con cui il ragazzo è riuscito a introdurre armi di dimensioni considerevoli all’interno dell’istituto. «Pensare che sia così semplice portare coltelli così grandi a scuola è una follia», ha commentato un padre. Altri hanno insistito sulla necessità di una risposta collettiva da parte di scuola, famiglie e istituzioni per prevenire episodi simili in futuro.
Indagini dei Carabinieri: possibile reclutamento online e ricerca dei responsabili
I Carabinieri hanno avviato una perquisizione informatica del cellulare del minore e, in parallelo, del dispositivo della madre, dove sono state rinvenute le informazioni delle carte di credito usate per acquistare i coltelli e altri strumenti. Una copia forense dei dati è stata realizzata per mappare i contatti online degli ultimi tempi. Secondo le dichiarazioni degli inquirenti, il ragazzo trascorreva molte ore davanti al computer, appassionato di video a tema criminale e contenuti violenti.
Le autorità sospettano che il tredicenne sia stato avvicinato da gruppi di matrice suprematista o altre realtà estremiste presenti su piattaforme come Telegram. L’indagine cerca di identificare i quattro utenti che, in tempo reale, hanno seguito la diretta dell’aggressione e l’eventuale server che ha ospitato il flusso, ipotizzato provenire da un Paese estero, forse la Russia. Gli investigatori puntano a ricostruire una possibile radicalizzazione digitale sia sul piano psicologico sia su quello operativo, che potrebbe aver fornito al ragazzo indicazioni precise su tipo di coltelli, utilizzo dello spray e modalità di comunicazione.
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha richiesto una “grande alleanza” tra scuole e famiglie per contrastare la violenza, sottolineando il pericolo dei messaggi provenienti da determinati canali del dark web. Parallelamente, la Procura dei minori ha aperto un fascicolo per lesioni e avviato la procedura per l’applicazione di misure rieducative, valutando opzioni che vanno dall’affidamento ai servizi sociali al collocamento temporaneo in una comunità protetta.



