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Ministero della Difesa condannato per morte da amianto: la vicenda di un elettricista della Marina

Un sottufficiale della Marina Militare, C.C., muore per mesotelioma pleurico dopo quasi diciannove anni di servizio. La famiglia ottiene un risarcimento di oltre 860mila euro dal Ministero della Difesa.

Ministero della Difesa condannato per morte da amianto: la vicenda di un elettricista della Marina

La storia di C.C., un sottufficiale elettricista della Marina Militare è un esempio tragico delle conseguenze dell’esposizione all’amianto. Dopo quasi diciannove anni di servizio, C.C. è morto nel 2020 a causa di un mesotelioma pleurico maligno una malattia legata all’esposizione prolungata alle fibre di amianto. La sua famiglia ha ottenuto un risarcimento di oltre 860mila euro dal Ministero della Difesa una sentenza che ha riconosciuto la responsabilità dell’ente per la mancanza di adeguate misure di protezione.

La vicenda di C.C. è un caso emblematico che mette in luce i rischi professionali legati all’amianto e le conseguenze economiche e umane che ne derivano. La sua storia è un monito per tutti coloro che lavorano in ambienti a rischio e per le istituzioni chiamate a garantire la sicurezza dei lavoratori.

La carriera di C.C. nella Marina Militare

C.C., originario di Napoli aveva costruito la sua vita nel Casertano dove aveva formato una famiglia con la moglie e i due figli. Successivamente, si erano trasferiti a Valmontone in provincia di Roma. Durante la sua carriera nella Marina Militare, C.C. aveva prestato servizio con il grado di sottufficiale, occupandosi del controllo, della riparazione e della manutenzione degli impianti elettrici a bordo di diverse unità navali e presso strutture come Mariscuole e Marispedal.

È proprio in questi ambienti di lavoro che C.C. è entrato ripetutamente in contatto con polveri e fibre di amianto. La sentenza del Tribunale di Roma ha ricostruito un’esposizione protratta nel tempo, rilevando che non sono state adottate misure adeguate per proteggere il militare dal rischio. La malattia si è manifestata molti anni dopo, con i primi sintomi comparsi nei primi mesi del 2015 e la diagnosi di mesotelioma pleurico maligno il 6 marzo dello stesso anno.

La battaglia legale e il risarcimento

Il legame tra la patologia e il servizio prestato nella Marina era stato già accertato quando C.C. era ancora in vita: nel 2018 gli era stato riconosciuto lo status di vittima del dovere. Dopo la sua morte, la moglie e i figli hanno intrapreso una battaglia legale per ottenere il risarcimento dei danni subiti. Il Tribunale di Roma ha accolto la loro domanda, riconoscendo anche il danno economico derivante dal venir meno del contributo che C.C. avrebbe continuato ad assicurare alla famiglia.

Il risarcimento di oltre 860mila euro è stato disposto in favore della moglie e dei due figli di C.C. La decisione è stata impugnata dal Ministero della Difesa, ma rimane un importante riconoscimento delle responsabilità dell’ente e delle conseguenze economiche e umane della malattia.

Le parole dell’avvocato Ezio Bonanni

“Dietro questa sentenza non ci sono soltanto cifre, ma la storia di una famiglia che ha perso un marito e un padre dopo cinque anni segnati dalla malattia e dalle cure”, dichiara l’avvocato Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. “La decisione del Tribunale mette in luce anche un aspetto troppo spesso dimenticato: quando una persona si ammala e poi muore, alla sofferenza si aggiungono conseguenze economiche concrete per chi resta, che in questo caso il giudice ha espressamente considerato.”

La vicenda di C.C. è un esempio di come l’esposizione all’amianto possa avere conseguenze devastanti non solo per la persona colpita, ma anche per la sua famiglia. La sentenza del Tribunale di Roma rappresenta un passo importante nella lotta per i diritti delle vittime dell’amianto e per il riconoscimento delle responsabilità delle istituzioni.

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