L’11 settembre 2001 è una data che ha segnato la storia del mondo intero. Mentre il pianeta era sconvolto dagli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono a Roma si stava per giocare una partita di Champions League che sarebbe passata alla storia per motivi ben diversi dal risultato sportivo.
La Roma di Fabio Capello era pronta ad affrontare il Real Madrid dei Galacticos una squadra leggendaria che avrebbe vinto la competizione quella stessa stagione. Ma il mondo, quella sera, non era pronto per il calcio.
Un contesto surreale
Il sorteggio aveva assegnato alla Roma il girone A con AnderlechtLokomotiv Mosca e proprio il Real Madrid. La partita d’esordio era fissata per l’11 settembre, un appuntamento che avrebbe dovuto essere una festa per i tifosi giallorossi. Invece, divenne un evento surreale.
Nel pomeriggio, mentre l’Italia era ancora sotto shock per le immagini degli attentati, la UEFA decise di non rinviare le partite in programma. La decisione fu accolta con sconcerto da molti, soprattutto dai tifosi che si recarono allo Stadio Olimpico con il cuore pesante.
L’atmosfera nello stadio
L’Olimpico era pieno, ma l’atmosfera era completamente diversa da quella che ci si sarebbe aspettati per una partita di Champions. Il minuto di silenzio e il lutto al braccio non bastarono a lenire la tensione. Gli spalti erano avvolti da un silenzio surreale, interrotto solo dal brusio quando un aereo sorvolava lo stadio, trasformando un evento ordinario in un momento di paura.
La partita iniziò, ma l’interesse era minimo. Le notizie che arrivavano dagli Stati Uniti erano ben più importanti di qualsiasi azione di gioco. Il Real Madrid vinse 2-1 con reti di Figo e Guti mentre Francesco Totti segnò su rigore per la Roma. Sul finale, Abel Balbo colpì la traversa, ma il risultato non cambiò.
Le conseguenze della decisione
Alla fine della partita, Capello dichiarò: “Sarebbe stato giusto non giocare”. Una frase che riassumeva il sentimento di molti. La UEFA forse consapevole dell’errore, decise di rinviare le partite del giorno successivo al mese seguente.
Quella partita rimase nel cuore di chi l’ha vissuta come un momento di senso di colpa e di consapevolezza di aver attraversato uno dei passaggi più difficili della storia contemporanea. Un evento che, per molti, ha segnato una linea di demarcazione tra il prima e il dopo.
Oggi, a distanza di anni, quella serata all’Olimpico è ricordata non solo per il calcio, ma per il contesto storico in cui si inserì. Un contesto che cambiò per sempre il modo in cui vediamo il mondo e, forse, anche lo sport.



