Antonio Micarelli, il vigilante che lo scorso 6 uccise Anton Ciurciumel durante una rapina in via Cassia 1004 a Roma, ha lasciato il carcere di Civitavecchia. La Corte d’assise di Roma ha disposto per lui la custodia cautelare ai domiciliari accogliendo l’istanza presentata dai suoi legali: il professore Franco Coppi e i penalisti Valerio Orlandi e Pietro Pomanti.
Il processo contro Micarelli è iniziato lo scorso marzo. Durante la prima udienza, la difesa aveva già ottenuto l’annullamento delle aggravanti nel decreto di citazione a giudizio. Inoltre, il rito abbreviato concesso all’imputato ha evitato il rischio dell’ergastolo.
Le reazioni alla decisione della Corte
La notizia della concessione dei domiciliari ha scatenato reazioni contrastanti. La madre di Anton Ciurciumel, dopo aver appreso che l’ergastolo era stato scongiurato per l’assassino di suo figlio, ha avuto un malore. «È come se fosse morto di nuovo», ha dichiarato la donna in lacrime. «Era giusto che il nostro Anton pagasse il suo debito, ma doveva farlo chiuso in carcere, non dentro a una bara al cimitero. Chi lo ha ucciso ha sbagliato due volte».
La madre ha aggiunto che il vigilante non ha mostrato alcun segno di pentimento o pietà. «Non solo non ha provato subito a salvare mio figlio, ma si è preoccupato prima di chiamare il suo avvocato».
La ricostruzione dei fatti
Secondo l’accusa, Micarelli era appena tornato a casa quando sentì dei forti rumori provenire da un appartamento del primo piano. Suonò alla porta senza ricevere risposta. Nel frattempo, la figlia vide due malviventi nel piazzale e chiamò il padre, che prese la pistola e si precipitò fuori.
Una telecamera del palazzo accanto immortalò la scena. Il gip Rosalba Liso che aveva disposto la custodia cautelare in carcere per Micarelli, definì il suo comportamento una «vera e propria caccia all’uomo» senza scrupoli e senza rispetto per la vita umana.
I dettagli dell’accaduto
Alle 18.59, un uomo corre verso il cancello, inseguito da Micarelli, ancora in divisa da lavoro. Il vigilante esplose due colpi. Poco dopo, tornò indietro verso l’auto dei ladri e sparò un altro colpo in direzione dello sportello del conducente. Un altro uomo scavalca la recinzione, seguito da Micarelli che spara nuovamente. La macchina torna indietro a recuperare uno dei complici e poi fugge.
La telecamera inquadra Micarelli con il braccio abbassato, mentre si dirige verso il corpo di Ciurciumel, colpito alla testa. Sul posto arrivano una delle figlie di Micarelli e un medico del palazzo. Al telefono, il vigilante dice: «È successo un casino, corri sbrigati, chiama un avvocato».
La difesa di Micarelli
Fin dal primo momento, Micarelli ha sostenuto di aver agito per legittima difesa e di aver sparato a terra. Tuttavia, le immagini della telecamera sembrano smentire questa versione. I carabinieri del Trionfale coordinati dai pm Giuseppe Cascini e Fabio Santoni, hanno ricostruito quanto accaduto nel cortile di via Cassia 1004 quel giorno.



