Nel 2026, Roma si trova ad affrontare un’inflazione più elevata rispetto al resto d’Italia. I dati più recenti, relativi a maggio, mostrano un indice dei prezzi al consumo di 103,9, contro il 103,1 nazionale, con uno scarto di 0,8 punti. Questo aumento, pari al 3,6% rispetto all’inizio dell’anno, è superiore alla media italiana del 3,2%. Natale di Cola, Segretario generale della CGIL Roma e Lazio, ha commentato: “I dati Istat certificano come ancora una volta a Roma sia più intensa l’erosione del potere d’acquisto di chi vive di salari e pensioni. Di fronte a questo quadro servono misure urgenti da parte del territorio e al Comune di Roma abbiamo avanzato delle proposte.”
Le spese che pesano di più sulle famiglie romane
L’analisi della CGIL Roma e Lazio rivela che le spese per l’abitazione, i beni alimentari e i servizi di ristorazione hanno trainato l’inflazione nella Capitale. In particolare, i prezzi degli alimentari hanno registrato aumenti significativi: l’olio d’oliva, il burro e i latticini freschi, nonché la farina e i prodotti da forno, sono tra i prodotti che hanno subito i rincari più consistenti. Questa situazione è particolarmente penalizzante per le famiglie a basso reddito, che destinano una parte maggiore del loro bilancio a queste voci di spesa.
Retribuzioni e mercato del lavoro: una città sempre più divisa
Al 2026, le retribuzioni dei dipendenti del settore privato non agricolo in Italia sono diminuite del 6,2% in termini reali, ma nel Lazio la flessione è stata più intensa, con un calo del 7,7%. A Roma, la forbice sociale si sta allargando: la città si sta polarizzando, con una crescente divisione tra residenti benestanti e lavoratori a basso reddito impoveriti dall’aumento del costo della vita. Il mercato del lavoro romano e laziale è caratterizzato da alti tassi di part-time involontario e da una crescente diffusione di contratti brevi e intermittenti. Nel Lazio, quasi la metà dei nuovi contratti ha una durata inferiore a 30 giorni, e nel 2026, rispetto al 2026, il 75% del saldo occupazione è stato determinato dall’aumento degli over 64 nei luoghi di lavoro, superando quota 92 mila.
Disuguaglianza e impatto economico nel Lazio
L’indice Gini, che misura la disuguaglianza, è aumentato a Roma dal 13,5 al 16,5%. I contribuenti nelle fasce più basse (fino a 10.000 euro) sono diminuiti di circa il 15%, ma solo per un miglioramento nominale di stipendio, con una perdita reale dell’1,6% della capacità d’acquisto. Nel resto del Lazio, il gap del reddito medio tra le province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo con la Città Metropolitana di Roma è passato dai 6.286 euro ai 6.735. Nelle province di Frosinone, Latina e Viterbo c’è una concentrazione più elevata di persone con redditi inferiori ai 10.000 euro, rendendo l’impatto dell’inflazione ancora più pesante.
Le proposte della CGIL per contrastare l’inflazione
Alla luce della situazione inflazionistica, la CGIL ha presentato una serie di proposte al Comune di Roma. Tra queste, la pubblicità dei prezzi medi dei beni di prima necessità, che potrebbero essere esposti nelle metropolitane o sulle pensiline per l’attesa dell’autobus, e l’utilizzo dell’assistente virtuale ‘Julia’ per rispondere alle domande dei cittadini sui prezzi medi dei beni essenziali. Inoltre, il sindacato ha richiesto il potenziamento delle politiche dell’abitare, il rafforzamento della delibera n 185/2026 del Comune di Roma e il rifinanziamento dei fondi regionali per la morosità incolpevole. Tra le altre proposte, anche l’eliminazione dello 0,4% di maggiorazione dall’addizionale comunale per i redditi tra 14 e 50mila euro e l’applicazione di un’aliquota dello 0,8% sopra i 50mila euro, nonché la rimozione progressiva dello 0,5% regionale su tutti gli scaglioni.



