Delitto di via Poma, condannato a 24 anni Raniero Busco

Pubblicato da Redazione Notizie.it - il 26 gennaio 2011 16:56
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La terza sezione della Corte d’assise di Roma emette la sentenza per l’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, assassinata con 29 coltellate il 7 agosto del 1990 e riconosce le attenuanti generiche. Il pm aveva chiesto l’ergastolo

Raniero Busco è stato condannato a 24 anni di reclusione per l’omicidio di Simonetta Cesaroni. Lo ha deciso la terza sezione della Corte d’assise di Roma concedendo all’imputato le attenuanti generiche. Il pm Ilaria Calò, in sede di requisitoria, aveva chiesto la condanna all’ergastolo. Alla lettura della sentenza Busco ha avuto un malore, la moglie lo ha sorretto ed è stato trascinato via dall’aula bunker di Rebibbia dal fratello Paolo. Alcuni amici e familiari hanno urlato “no!” alla parola “condanna”. Molti sono scoppiati in lacrime.

“La terza Corte d’assise di Roma, visti gli articoli 533 e 535 del codice di procedura penale, condanna Raniero Busco alla pena di 24 anni di reclusione e al pagamento delle spese processuali. Dichiara il predetto interdetto in perpetuo e per la durata della pena dai pubblici uffici con sospensione dell’esercizio della potestà genitoriale”, è stato il dispositivo della sentenza della Corte presieduta da Evelina Canale.

Ma Anna Di Giambattista, madre di Simonetta Cesaroni e Paola, la sorella, hanno fatto sapere attraverso il loro legale l’avvocato Federica Mondani, di essere soddisfatte: “Abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia e nel lavoro dei pubblici ministeri. Dal momento in cui ci sono state presentate le prove siamo state convinte della colpevolezza di Raniero Busco”, hanno dichiarato.

Busco era l’unico imputato nel processo per l’omicidio avvenuto il 7 agosto del 1990. Simonetta Cesaroni era stata assassinata
con 29 coltellate. All’epoca dei fatti, Busco era il fidanzato della ragazza. La Corte ha disposto che Busco risarcisca le parti civili in separata sede assegnando una provvisionale immediatamente esecutiva di 100 mila euro per la sorella di Simonetta e 50 mila per la madre. Nessuna provvisionale per il Comune di Roma.

“E’ una sentenza che non ci aspettavamo. Non ce l’aspettavamo noi avvocati e nemmeno Raniero”, ha detto Paolo Loria, il difensore di Busco. “Adesso aspettiamo di leggere le motivazioni, poi sicuramente ricorreremo in appello. La camera di Consiglio è stata troppo breve. Cosa ha pesato? Credo il morso…”. Riunita dopo la requisitoria finale dell’accusa, la Corte aveva annnunciato che per l’emissione della sentenza sarebbero state necessarie almeno tre ore. “Ritengo per un caso simile una Camera di consiglio meritasse una riflessione maggiore. Tre ore di Camera di consiglio per una vicenda così delicata mi sembrano francamente un po’ poche”, ha concluso l’avvocato.

Vent’anni dopo l’omicidio di via Poma, per il pubblico ministero Ilaria Calò non c’erano più dubbi sulla colpevolezza di Busco grazie, ha spiegato in aula, “ai risultati scientifici delle perizie” svolte sui reperti dell’omicidio. In particolare, secondo l’accusa, a inchiodare Busco sarebbero le tracce di Dna trovate sul corpetto e il reggiseno che indossava la vittima al momento dell’omicidio. Secondo le perizie compiute dai Ris di Parma il Dna è compatibile con quello dell’imputato.

Ci sarebbe inoltre un Dna parzialmente compatibile con quello di Busco anche sulla porta della stanza dove fu trovato il cadavere. “Corrisponde in questo caso – ha detto il pm Ilaria Calò – il Dna parziale dell’imputato e il suo è l’unico ad avere una corrispondenza su 33 mila codici genetici analizzati dal Ris di Parma”. Infine come terzo elemento stata presentata la traccia del morso riscontrata sul seno sinistro di Simonetta Cesaroni, corrispondente all’arcata dentale dello stesso Busco.